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Secondo fonti ufficiali, il cotone, rappresenta il 4% del prodotto interno lordo del paese e sostiene oltre 3,5 milioni di agricoltori. Di conseguenza, svolge un ruolo importante nella vita socio-economica del paese. Rappresenterebbe anche un fattore stabilizzante per i giovani Burkinabe che sono tentati di emigrare in alcuni paesi africani come la Costa d'Avorio, il Senegal o l'Europa.
La coltivazione del cotone in Burkina Faso ha un impatto diretto su circa 400 mila famiglie e contribuisce  e secondo i resoconti dei media locali, la crescita del cotone ha invertito la tendenza e li ha mantenuti nel paese. La produzione di cotone nel paese è cresciuta del 19% negli ultimi 10 anni, diventando così il principale produttore di cotone nell'Africa occidentale e seconda solo all'Egitto in Africa.
Sono proprio le fibre che verranno vendute in occidente, dopo diversi passaggi, come capi di abbigliamento realizzati dai più importanti brand della moda mondiali, quelle fibre di cotone biologico tanto apprezzato dai consumatori. Pantaloni, t-shirt, felpe, ma anche lenzuola e biancheria per la casa sono spesso realizzati col cotone prodotto dal lavoro burkinabè, ma difficilmente ci si pone la domanda su dove venga prodotto il cotone con il quale si realizzano questi capi di uso quotidiano, capi che sono a stretto contatto con la nostra pelle.
Anche il capitano e presidente Thomas Sankara nel celebre discorso sul debito all’Organizzazione per l’Unità Africana del 29 luglio 1987, trent’anni fa faceva riferimento al cotone: 
“Facciamo in modo che il mercato africano sia il mercato degli africani. Produrre in Africa, trasformare in Africa, consumare in Africa. Produciamo quello di cui abbiamo bisogno e consumiamo quello che produciamo, invece di importarlo. Il Burkina Faso è venuto a mostrare qui la cotonnade, prodotta in Burkina Faso, tessuta in Burkina Faso, cucita in Burkina Faso per vestire i burkinabé. La mia delegazione ed io stesso siamo vestiti dai nostri tessitori, dai nostri contadini. Non c’è un solo filo che venga d’Europa o d’America. Non faccio una sfilata di moda ma vorrei semplicemente dire che dobbiamo accettare di vivere africano. È il solo modo di vivere liberi e degni.”
Il coraggio al popolo Burkinabè non è mai mancato e la raccolta di cotone ha avuto una grande impennata negli ultimi anni: questo grazie ad una scelta davvero coraggiosa da parte degli agricoltori. 
Negli anni precedenti la raccolta di cotone nel paese africano ha subito una forte penalizzazione a causa delle scelte dei politici. Questo avveniva per la collaborazione stretta dal governo burkinabé di Blaise Compaoré con Monsanto, che consisteva nella raccolta di cotone geneticamente modificato. Gli agricoltori si sono ribellati a questa situazione perché i guadagni diminuivano sempre di più e, pertanto, hanno pensato bene di abbandonare i terreni di Monsanto e raccogliere cotone in modo tradizionale. Ancora oggi i laboratori della Sofitex, prima azienda prodruttrice di cotone in Burkina, stanno combattendo contro il persistere del gene del cotone OGM.
Il cotone rimane ancora oggi la fibra tessile più usata a livello mondiale. Si tratta di una fibra vegetale ricavata da piante che producono grandi fiori di colore giallo pallido, dai quali originano frutti contenenti numerosi semi avvolti da una fitta peluria, detta bambagia.
Dopo circa 50 giorni dalla fioritura, i frutti giungono a maturazione e si aprono spontaneamente springionando la bambagia, che, dopo la raccolta e opportune lavorazioni, dà origine al filato che noi tutti conosciamo come cotone.
I peli del cotone sono di colore tendente al bianco e risultano molto sottili, flessibili e più o meno brillanti. Hanno una lunghezza di pochi centimetri; più sono lunghi e maggiore è il loro valore commerciale, dal momento che permettono di ottenere filati più sottili.
Dopo la raccolta, la bambagia viene sgranata con appositi macchinari per liberarla dai semi, quindi viene sottoposta a cardatura (processo che pulisce e districa i filamenti rendendoli paralleli) e a pettinatura (processo che elimina le fibre più corte ed eventuali impurità residue).
Indicativamente, ogni pianta di cotone produce dai 200 ai 500 frutti, pari a circa 2/5 kg di fibra grezza.
I semi del cotone, una volta allontanati dalla bambagia, vengono sottoposti a pressione o a estrazione con solventi per ottenere l'olio di cotone, impiegato nell'alimentazione umana e animale, ma anche per la produzione di sapone. Ciò che resta dei semi dopo l'estrazione dell'olio trova impiego nell'alimentazione del bestiame.