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COVID-19

Aggiornato il: mag 16

OLTRE IL SILENZIO DELLA PANDEMIA, GLI OCCHI DELLA SPERANZA


È nella storia e indelebilmente nella nostra memoria la sera dell’11 marzo 2020 quando il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte annuncia in diretta televisiva e a rete unificate il primo lockdown italiano. Vengono così chiuse tutte le attività non ritenute indispensabili, eppure ci sono ancora dei lavoratori che nonostante la pandemia Covid-19 mantengono attivi i servizi essenziali per garantire che il resto del paese e la società possano vivere dignitosamente una quotidianità comunque alterata e che a causa della crisi sanitaria aumenterà le difficoltà per tutti.

Ci sono lavoratori che rischiano la vita per garantire la sopravvivenza di milioni di persone sottoposte a distanziamento sociale. Assicurano che il cibo sia sugli scaffali dei negozi di alimentari, che le luci si accendano nella notte in cui le strade si sono fatte silenziose, che la spazzatura venga raccolta, garantiscono l’ordine pubblico, i servizi essenziali e ovviamente che si possa ricevere assistenza sanitaria. Poi ci sono uomini e donne che, spinti dall’amore verso il prossimo, hanno deciso volontariamente di mettersi a disposizione delle persone più fragili e a rischio, degli anziani e di coloro che già immersi in una precarietà umana e psicologica hanno visto rarefarsi le opportunità di socializzazione e di dialogo.

Tutte le attività ritenute indispensabili devono essere svolte da uomini e donne coscienti di dover ridurre al minimo indispensabile la scambio umano, mantenendo le distanze di sicurezza e consapevoli del rischio al quale possono andare incontro.

Questi lavoratori vengono paragonati a degli eroi nonostante spesso loro rifiutino questa definizione, tuttavia molti di loro hanno dovuto cambiare radicalmente la propria vita, in alcuni casi vengono anche privati degli affetti più cari, soprattutto i più esposti al rischio, altri vivono le proprie ore lavorative con angosce e paure che sino a qualche settimana prima erano ignote, continuando a lavorare nonostante la stanchezza, i dolori, in qualche caso anche le lacrime. Sono esseri umani e lavoratori che cercano di assolvere al meglio la loro professione, con impegno, dedizione e anche qualche sforzo straordinario.

Il progetto è concepito quindi come ritratto collettivo, come sommatoria di tante individualità della nostra società ai tempi del corona virus raccontando qualche caso con lo scopo di provare a dare un contributo alla riflessione su come le nostre vite siano state stravolte e come saranno trasformate per sempre, su come ricominceremo a vivere quando le restrizioni della quarantena termineranno. Il mondo sarà cambiato e anche noi lo saremo. Magari con uno sguardo ed una consapevolezza maggiori e migliori.


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