LA VIOLENZA DEL VENTO NON CANCELLERÀ LE TRACCE DEL LEOPARDO

A 30 anni dalla sua morte il nome di Thomas Sankara è più vivo che mai in Africa e nella diaspora continuando ad essere un'icona per la gioventù africana. È diventato il simbolo della rivoluzione e dell'impegno panafricanista. Il “Che Guevara africano” che guidò e ribattezzò il suo paese in Burkina Faso “la terra degli uomini integri” dall’83 all’87. Il carismatico Sankara, l’anti-imperialista che andava in giro in bici, come auto presidenziale usava una Renault 5 e organizzava giornate di pulizia collettiva fu ucciso il 15 ottobre 1987 in un golpe organizzato, con l'appoggio di Francia e USA, dal suo vice Blaise Compaoré che poi ha governato il Paese fino al 2014 vincendo e truccando elezioni dopo elezioni.
Per milioni di giovani del suo Paese e dell’Africa intera e per tutti quelli immigrati nel pianeta che erano ragazzi in quegli anni o non erano nemmeno nati, la figura di Sankara è considerata un modello assoluto di leader rivoluzionario, vicino al suo popolo, difensore dei diritti degli ultimi.
Thomas Noel Isidore Sankara nasce il 21 dicembre 1949 nell’allora Alto Volta, colonia francese dell’Africa occidentale, in una famiglia numerosa. In soli quattro anni di presidenza è riuscito a lasciare il segno. Più che un militare, alla guida del paese ha dimostrato di essere un ideologo politico preparato, convincente, integro e fiero. Anti-imperialista e non allineato, Sankara è stato molto vicino a tutti quei leader in rotta con l’Occidente e legati al blocco sovietico in un contesto di Guerra fredda. Passati alla storia i suoi discorsi all’Organizzazione dell’Unione africana (Oua, oggi Unione Africana), all’Onu e il suo braccio di ferro politico con la potenza coloniale francese, in particolare con l’allora presidente François Mitterrand.
Thomas Sankara, si dedicò a programmi ambiziosi e intensivi: riuscì in meno di tre settimane, a far vaccinare contro il morbillo, la meningite e la febbre gialla il 60% dei bambini. Fornì 2 pasti e 5 litri d’ acqua al giorno a ciascun cittadino burchirnabe’, promosse una campagna di rimboschimento, la ridistribuzione delle terre ai contadini e la soppressione delle tasse agricole. In ogni villaggio fece costruire nuove scuole, ambulatori e magazzini per i raccolti. Impose una campagna di alfabetizzazione di massa e obbligò i capi-villaggio a seguire corsi di formazione per infermieri di primo soccorso. Licenziò 10 mila dirigenti, funzionari e impiegati, tutti uomini del precedente governo che appesantivano l’apparato burocratico ed economico del paese e si circondò solo di pochissime persone fidate. Con i soldi risparmiati fece costruire una linea ferroviaria tra le due principali città del suo paese. Vendette tutte le auto blu dello stato, per costruire due ospedali; per spostarsi utilizzava una Renault 5, ovvero, una delle sole 4 utilitarie del parco macchine statale. Viveva in una semplice casa di tre vani, con moglie e figli ad Ougadougou. Si decurtò lo stipendio del 500% abbassandolo fino a 200 dollari mensili, a volte rimaneva senza soldi in tasca.
Nella lotta di Sankara alle ingiustizie sociali, il giovane presidente aveva particolarmente a cuore la promozione e l’emancipazione delle donne, in una società africana tradizionale retta da un sistema patriarcale. 
Trent'anni dopo, l'eroe rivoluzionario rimane onnipresente nella capitale: adesivi e magliette con la sua effigie sono ovunque, ma, soprattutto, gli attivisti si sono mobilitati per far rivivere le sue idee. 

«Parlo in nome delle madri che nei nostri Paesi impoveriti vedono i propri figli morire di malaria o di diarrea, senza sapere dei semplici mezzi che la scienza delle multinazionali non offre loro, preferendo investire nei laboratori cosmetici o nella chirurgia plastica a beneficio del capriccio di pochi uomini e donne il cui fascino è minacciato dagli eccessi di calorie nei loro pasti, così abbondanti e regolari da dare le vertigini a noi del Sahel…»


(Thomas Sankra - Addis Abeba, 29 luglio 1987)